31 Mar Tra montagne, incontri e piccoli passi: il nostro Servizio Civile in Nepal
Un incontro di poche parole
Una signora mi osserva con una buffa espressione, sembra incuriosita da me. Deve esserlo almeno quanto lo sono io di lei. Indossa dei grandi orecchini che le cadono sulle spalle, tirandole i lobi già dilatati. In testa ha un cappello dai colori accesi. Anche i vestiti che indossa sono estremamente colorati: diversi strati sovrapposti, ognuno di una tonalità differente. Non riesco a capire quanti anni abbia, il suo viso porta le pieghe del sole e del lavoro.
Mi sorride, corrucciando la fronte e inclinando la testa, e mi dice qualcosa in nepalese che interpreto come “e tu chi sei, e cosa ci fai qui?”. Siamo in un villaggio remoto tra le montagne del Nepal, sotto lo sguardo attento del monte Langtang. Le rispondo con un sorriso, che rende il suo ancora più grande.
Quanto vorrei saper parlare la sua lingua, poter comprendere quello che mi dice e poterle anch’io rispondere. Devo invece farmi bastare questo scambio insolito di sorrisi, parole in lingue diverse, movimenti di occhi e sopracciglia. Devo ammettere, però, che mi sembra di parlarci anche così. È un incontro tra due persone di posti molto lontani e diversi, che per un attimo si riconoscono nello stesso tempo e nello stesso spazio.
Perché abbiamo scelto il Servizio Civile Universale con ASIA
Incontri come questo sono parte della nostra vita qui, e sono tra i motivi che ci hanno spinto a scegliere il Servizio Civile con ASIA. Siamo Federica, Francesca, Sofia e Adelaide e siamo partite dall’Italia a fine luglio per un anno di servizio in Nepal.
Quando ci siamo conosciute la prima volta, abbiamo fin da subito intuito che le nostre strade si stavano intrecciando per motivazioni simili: sentivamo il desiderio di fare un’esperienza che ci desse modo di costruire qualcosa di utile, e che al contempo ci facesse crescere, imparare, e meravigliare. Avevamo voglia di esplorare una nuova parte del mondo, di incontrarne gli abitanti, di comprenderne le problematiche dall’interno, e contribuire, nel nostro piccolo, ad un cambiamento.
Il progetto e il lavoro a Kathmandu
Il nostro progetto, “Progettare per il futuro: agricoltura resiliente in Nepal”, ha l’obiettivo di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rurali, costruendo con esse strumenti per resistere al cambiamento climatico e raggiungere la sicurezza alimentare. A Kathmandu facciamo parte dell’ufficio operativo di ASIA, dove siamo state accolte fin da subito con grande gentilezza dai nostri colleghi Choenyi, Dependra, Emanuele, Nabaraj, Nhidi e Junu, facendoci sentire le benvenute.
Fino ad ora abbiamo già imparato molte cose: dall’interpretazione del linguaggio dei donatori alla preparazione di proposte per i bandi di finanziamento, dalla progettazione di nuove attività alla ricerca e raccolta di dati sul campo, fino al monitoraggio dei progetti già in corso. Queste sono solo alcune delle competenze che abbiamo iniziato a sviluppare in questi primi cinque mesi di servizio.
Quando si va sul campo
Circa una volta al mese lasciamo la città per raggiungere le aree di intervento, dove entriamo in contatto con la realtà viva dei progetti. In particolare nel distretto di Rasuwa, a Naukunda, supportiamo il monitoraggio dei sistemi agroforestali di caffè e apicoltura; e a Gatlang, dove ASIA intende creare e avviare nuovi progetti.
In questi villaggi remoti, dove la distanza si misura in ore di cammino e la vita è altamente precaria, gli effetti del cambiamento climatico si manifestano come ostacoli molto concreti: raccolti imprevedibili, siccità stagionali e inverni estremi minano la sicurezza alimentare, rendendo la vita delle comunità locali ogni giorno più dura.
Vedere con i nostri occhi i luoghi e i volti dei beneficiari dà un senso profondo al lavoro che svolgiamo in ufficio. Lavorare con ASIA significa per noi far parte di una realtà che contribuisce attivamente a delle cause che riteniamo giuste e necessarie. Fare parte di un gruppo di persone che hanno scelto di dedicare parte della loro vita all’incontro con altre persone e al sostegno di chi ne ha più bisogno.

La vita a Kathmandu
Per quanto riguarda la vita a Kathmandu, ci siamo ambientate presto: la città, apparentemente caotica e disordinata, si rivela, ad uno sguardo più profondo, armoniosa e con un suo ordine proprio.
Ci hanno colpito sin da subito l’estrema gentilezza del popolo nepalese ed il loro sincero senso di accoglienza; la loro calma e tranquillità, come quando restano seduti per ore a guardare quello che succede per la strada; le loro insolite abilità, come trasportare oggetti pesantissimi in equilibrio sulla testa, o addirittura armadi e materassi sui motorini; i loro festeggiamenti esuberanti e gioiosi, con danze, costumi, canti e cibi tradizionali, che proseguono instancabili per ore e giorni.
Siamo ogni giorno più affascinate da questa cultura che intreccia intensamente religione buddista e induista, colorando di arancione, giallo e rosso le strade e gli abitanti di Kathmandu. Camminando per le strade della città o dei villaggi, può capitare, a qualunque ora, di assistere a cerimonie, rituali e momenti di preghiera, o di sentire il profumo dell’incenso che raggiunge le nostre narici. Basta girare l’angolo per incontrare il sacro, che convive senza confini con gli oggetti quotidiani.
Guardando avanti
Vivere questa esperienza ci sta dando innumerevoli risorse e strumenti, grazie ai quali siamo in grado di esplorare più a fondo il mondo dentro e fuori di noi. Ci spingono a porci più domande, e ci indicano dove guardare per trovare le risposte.
In questa seconda parte della nostra esperienza, intendiamo continuare il lavoro che abbiamo iniziato con la progettazione a Gatlang, e continuare il monitoraggio a Naukunda. La consapevolezza che abbiamo maturato ci fa capire quanto essere qui sia, innanzitutto, un privilegio: avere la possibilità di esplorare un luogo e una cultura così da vicino è qualcosa di prezioso che conserveremo per sempre.
D’altro canto siamo anche consapevoli che quello che noi possiamo dare a questo posto è sicuramente una piccolissima parte di quello che sarebbe davvero necessario. A volte, vedere la quantità di problemi che questo paese deve affrontare può essere scoraggiante. Le difficoltà ci appaiono estremamente complesse e a volte quasi impossibili da superare.
Ma la verità è che per scalare una montagna, anche la più alta del mondo, si deve fare un passo dopo l’altro. La nostra speranza è che, lungo il percorso, i piccoli passi che abbiamo mosso possano aver lasciato un aiuto concreto per chi continuerà il cammino.


