29 Lug Globali e consapevoli: le nuove generazioni crescono all’insegna della solidarietà
A metà luglio abbiamo avuto il piacere di ospitare presso l’ufficio di Roma due giovanissime ragazze tedesche, membri di ASIA Germany, Carolin e Sophia, che hanno scelto ASIA come organizzazione presso cui svolgere un breve tirocinio a completamento della loro esperienza di studio all’estero. Carolina ha vissuto diversi mesi in Irlanda, mentre Sophia ha trascorso il suo soggiorno in Bhutan, un Paese in cui ASIA opera da molti anni.
Entrambe hanno condiviso con noi i ricordi del loro viaggio, raccontandoci ciò che le ha colpite di più e avvicinandosi al mondo della cooperazione internazionale attraverso una serie di incontri introduttivi con tutti i membri dello staff in Italia, durante i quali hanno scoperto come funzionano gli ingranaggi di un’organizzazione non governativa.
È stato un vero piacere accogliere due ragazze così giovani, motivate e aperte al confronto, capaci di superare i confini geografici e culturali per incontrare nuove realtà e lasciarsi trasformare da esse. Abbiamo rivolto loro qualche domanda e vogliamo condividere anche con voi un piccolo frammento di questa esperienza: un viaggio fatto di curiosità, empatia e scoperta dell’altro. Perché è proprio da questi incontri che nasce un’umanità più consapevole, solidale e profondamente interconnessa.
Cosa hai scoperto di te stessa vivendo in un altro paese?
S: Vivere in un paese così diverso da quello che conoscevo mi ha sicuramente insegnato quanto io sappia adattarmi. Mi ha sorpreso la rapidità con cui sono riuscita ad abituarmi a uno stile di vita, a un tenore di vita e a un modo di fare le cose completamente diversi. All’inizio queste differenze culturali sono state un vero e proprio shock, ma col tempo ho capito che le persone riescono ad adattarsi molto più in fretta di quanto si creda.
C: Dopo essermi trasferita in Irlanda ho scoperto abbastanza in fretta che mi piace davvero mettermi in gioco e uscire dalla mia zona di comfort. Anche se all’inizio ritrovarmi da sola era una situazione insolita, ho capito presto che le nuove esperienze mi aiutavano a crescere e a diventare più sicura di me.
C’è stata una persona in particolare, incontrata durante il tuo soggiorno, che ha cambiato il tuo modo di vedere il mondo? Se sì, puoi raccontarci?
S: Per me non è stata una singola persona, ma l’intera società a cambiare il mio modo di vedere il mondo. Mi ha mostrato che, per quanto difficile possa essere la tua vita o il tuo punto di partenza, se ti impegni e sai cogliere le occasioni puoi raggiungere i tuoi obiettivi.
C: Una cosa che mi è rimasta impressa è quanto le persone in Irlanda fossero accoglienti e cordiali. Mi ha colpita il rapporto stretto tra studenti e insegnanti, molto diverso da quello a cui siamo abituati in Germania. Mi ha fatto capire quanto siano importanti la fiducia e il rispetto reciproco nell’istruzione.
Sophia, hai soggiornato in Bhutan, un paese molto diverso dal tuo. Cosa ti ha colpita o sorpresa di più del Bhutan?
S: Ciò che mi ha colpita di più è stata l’importanza della tradizione, della cultura e della religione. Camminando per Thimphu, la capitale del Bhutan, si incontrano molte persone che indossano gli abiti tradizionali: il Gho (l’abito tradizionale maschile) e la Kira (quello femminile). A scuola avevamo momenti di preghiera obbligatori, un altare in ogni aula e dieci minuti di preghiera serale ogni giorno dopo le lezioni. Le attività culturali come il canto e la danza erano molto diffuse e avevano un ruolo importante nella vita di tutti i giorni.
Quali sono le principali differenze che avete notato tra i sistemi scolastici dei paesi in cui avete vissuto? Parlandone tra voi, avete notato differenze tra il sistema europeo e quello bhutanese?
S: La maggior parte delle scuole in Bhutan segue il curriculum internazionale di Cambridge, il che le rende nel complesso paragonabili al sistema scolastico europeo. Allo stesso tempo, ho trovato particolarmente interessante il fatto che la vita scolastica andasse oltre l’apprendimento accademico, dando grande spazio all’educazione culturale e religiosa. Studiavamo per esempio il dzongkha, la lingua nazionale del Bhutan, e frequentavamo lezioni nel tempio buddhista della scuola.
C: Era sempre buffo parlare con Sophia mentre eravamo entrambe all’estero, perché le nostre esperienze erano così diverse. In Irlanda frequentavo una scuola femminile ed ero iscritta al Transition Year (l’undicesimo anno), che si concentra più sullo sviluppo personale, sulle attività e sulla costruzione di un forte gruppo classe. Abbiamo fatto molte gite e partecipato a progetti diversi, e questo ci ha davvero unite di più.
In base alla vostra esperienza, come esprimono e mettono in pratica la solidarietà le persone nei paesi in cui avete vissuto? C’erano grandi differenze?
S: Una delle cose che ho apprezzato di più del Bhutan è stata la gentilezza e la generosità delle persone. C’era un forte senso di comunità: la gente si prendeva cura della propria famiglia, degli amici e dei vicini. Mi ha colpita anche il fatto che, pur trattandosi di una scuola pubblica, le piccole rette non fossero mai un vero problema. Gli studenti che non potevano permettersele potevano sempre parlarne con gli insegnanti, e si trovava una soluzione.
C: In Irlanda le persone mostravano spesso solidarietà attraverso piccoli gesti di gentilezza e un forte senso di comunità. Da quello che mi raccontava Sophia, anche in Bhutan aiutare gli altri sembrava una parte importante della vita quotidiana, seppure espressa in modo diverso.
In questo momento storico, un’epoca di crisi e di grandi cambiamenti, come vedono il futuro i giovani? Avete percepito fiducia e speranza, oppure più paura e pessimismo?
S: Il Bhutan è un paese piccolo, con un mercato del lavoro limitato e minori opportunità economiche. Per questo molti giovani pensano di trasferirsi all’estero, per esempio in Australia, dove intravedono prospettive migliori per il proprio futuro. Non ho però percepito pessimismo tra loro. Al contrario, molti restano ottimisti e nutrono un profondo amore per il proprio paese, la propria religione e il proprio Re.
C: La maggior parte dei giovani che ho conosciuto in Irlanda sembrava fiduciosa nel futuro, pur essendo consapevole di sfide come il cambiamento climatico e il costo della vita. Ho avvertito in loro il desiderio di lasciare un segno positivo.
Quali sono i vostri sogni o desideri per il futuro, e in che modo pensate che questa esperienza possa aiutarvi a realizzarli?
S: La mia esperienza in Bhutan ha aperto nuove prospettive e aspirazioni per il mio futuro. Mi piacerebbe intraprendere un percorso in cui poter sostenere e aiutare le persone, magari con un legame con l’Asia. Questo viaggio ha creato un forte legame con quella regione, e spero di continuare a esplorarla e a mantenere vivo questo rapporto in futuro. Il Bhutan avrà sempre un posto speciale nella mia vita grazie a questa esperienza unica.
C: Spero di continuare a esplorare culture diverse e di lavorare in un ambiente internazionale. Il periodo all’estero mi ha aiutata a diventare più sicura di me, più aperta e pronta ad affrontare nuove sfide. Vivere in Irlanda è stata un’esperienza indimenticabile per cui sarò sempre grata.
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